Metodologia
Il Comune affronta i problemi dello sviluppo metropolitano con strumenti e modalità multi-disciplinari: discipline economiche, geografiche, urbanistiche, sociologiche e giuridiche-istituzionali hanno offerto contributi per lo sforzo interpretativo dei fenomeni analizzati.

L’ottica di area vasta non esclude la formazione di città metropolitane previste dalla legge 142/90.

La Liguria, con legge regionale del 1991, ha individuato la Città Metropolitana di Genova che comprende 39 Comuni e si identifica a grandi linee con l’area metropolitana genovese prevista dal Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) dell’area Ligure Centrale, approvato dalla Regione Liguria nel 1990.

La modifica al Titolo V della parte seconda della Costituzione ha aggiunto le città metropolitane alla previsione degli artt. 114 e seguenti, per cui la Repubblica Italiana è costituita da Comuni, Province, Città Metropolitane,  Regioni e Stato.

Il Testo Unico degli ordinamenti locali 267/2000 - art. 22 - prevede come aree metropolitane le zone comprendenti i Comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri Comuni con rapporti di stretta integrazione territoriale per le attività economiche, i servizi essenziali alla vita sociale e le relazioni culturali e le caratteristiche territoriali.

Nelle aree metropolitane il Comune capoluogo e gli altri Comuni strettamente integrati possono costituirsi in città metropolitane.

Secondo studi ancora più recenti, la città metropolitana può solo essere l’area centrale di un disegno più ampio che descrive, per il periodo lungo, i piani di sviluppo metropolitano previsti dalla Regione interessata.

L’Area Metropolitana Ligure Centrale, una delle più estese in Italia, sviluppa forti gravitazioni a livello regionale e verso altri aggregati dell’Italia nord-occidentale.

Gli aggregati metropolitani sono caratterizzati dalla concentrazione territoriale di attività di trasformazione industriale e di produzione di servizi.
Questa concentrazione può dar vita a economie esterne, ma anche forti diseconomie per le famiglie e per le imprese.

Si ricorda che un processo di governo per la sostenibilità delle aree urbanizzate, deve delineare anche la configurazione del sistema insediativo nel rispetto del patrimonio culturale.

Si deve passare “dal concepire il patrimonio culturale come somma di singoli elementi, al patrimonio culturale come sistema diffuso e interagente”.

Un policentrismo a rete, con centri di dimensione medio-piccola, relativamente compatti e separati da trame verdi consistenti, ben collegati tra loro e con una polo centrale di dimensioni maggiori sembra una metafora territoriale possibile e raggiungibile.
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