Politiche di sviluppo per le campagne, nel territorio del Comune e, in particolare, nella val Polcevera. È questo il tema della riunione di questa mattina della commissione VI – Sviluppo economico. A questo incontro ne seguiranno altri, con la partecipazione del Municipio e della Regione.
In apertura dei lavori, il presidente Lucio Padovani (L.Doria) espone il tema dell’incontro, richiesto dai consiglieri Antonio Bruno e Gian Piero Pastorino (Fds): «un’iniziativa che parte dalla val Polcevera può diventare un modello per tutta la regione e, se estesa all’intero territorio genovese, può costituire un “punto di ripartenza” per una città che non è abituata a considerare il valore economico dell’agricoltura e dell’entroterra. I fondi a disposizione possono permettere di sviluppare e valorizzare l’agricoltura locale e l’occupazione in agricoltura, nonché di tutelare il territorio, combattendo il dissesto idrogeologico, e di attenuare il disagio abitativo».
In rappresentanza del comitato promotore, Luigi Previati illustra il progetto “Politiche di sviluppo rurale in Valpolcevera”, un’iniziativa che si rivolge agli agricoltori, ai giovani che vogliono entrare in agricoltura, ai cittadini genovesi e della vallata.
«Al centro dell’elaborazione progettuale ci sono il valore della biodiversità e il rifiuto del concetto aberrante di crescita infinita. Non basta identificare il problema dell’abbandono delle campagne e del dissesto idrogeologico, bisogna definire una strategia di lavoro in prospettiva, per uno sviluppo con nuove e diverse regole e per una comunicazione che non sia episodica, legata a emergenze o a iniziative particolari; questo progetto ci terrà impegnati per anni».
Il comitato, dalla sua istituzione in occasione delle recenti elezioni regionali, ha effettuato 6 incontri e ha in programma per il 3 marzo un’assemblea pubblica presso la sede dell’associazione “Nonsolomorego”, in via Morego 48, nei pressi dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Al gruppo di progetto nato dal comitato hanno aderito 163 aziende delle valli Polcevera e Scrivia, tra cui imprese agricole del consorzio Quarantina; il Gal Genovese è interessato e, da parte del comitato, c’è la «disponibilità alla collaborazione in termini concreti con chiunque».
L’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza, ha affermato l’impegno della giunta a procedere, di concerto con la Regione e con gli altri enti interessati, per la programmazione dello sviluppo rurale in un territorio molto particolare, in cui le proprietà agricole hanno scarsa estensione, curando gli aspetti normativi, stimolando la costituzione di raggruppamenti di imprese, intervenendo sulle infrastrutture e in particolare sulla viabilità, «che costituisce un serio problema per un territorio scosceso come il nostro, con attività agricole anche d’eccellenza sviluppate in modo eroico, aggrappate alle alture». Intervenendo anche sulla distribuzione, «con iniziative a favore del mercato del “chilometro zero” all’interno dei mercati comunali, magari in collaborazione con i “Gruppi di acquisto solidale”», rendendo utile la Banca regionale della Terra, che, per il territorio del Comune, «sarà prossimamente consultabile con facilità su web, sovrapposta alla cartografia del Piano urbanistico comunale».
Preso atto del grande interesse del Consiglio comunale per la questione agricola, Piazza propone che al più presto la Regione partecipi a un incontro della commissione, perché «vale la pena di occuparsi di agricoltura oggi a Genova. Non è mai stato considerato un settore strategico, ma in questa fase può dare una restituzione di ricchezza e di valorizzazione del territorio alla nostra città. Per la città è un progresso anche culturale».
Stefano Chellini, referente dell’Associazione italiana agricoltura biologica, informa l’aula che «la Liguria è la regione che ha avuto in questi anni la maggior perdita di terreno agricolo e di aziende agricole, addirittura il 50%». Il territorio genovese, grazie anche ai fondi oggi disponibili e al mercato costituito da una città che supera il mezzo milione di abitanti, ha buone potenzialità, purché «si agisca sulle infrastrutture, si incentivino attività come la costruzione di muretti a secco, si rivedano le norme regionali, che penalizzano i giovani aspiranti agricoltori e che permettono l’accesso ai finanziamenti solo ad aziende che hanno più di 7,5 ettari di terreno, cioè molto più grandi rispetto agli standard della nostra regione, si intervenga sulla cooperazione e sulla “filiera corta” e si dia opportunità di lavoro alle fasce deboli».
Chellini propone al Comune di intervenire come altre città in Italia, tra cui Ventimiglia, sul sistema delle mense scolastiche, valutando i prodotti con un sistema di punteggi a cerchi concentrici, assegnando cioè un posto più alto in graduatoria agli alimenti che hanno origine più vicina al centro cittadino.
L’amministrazione genovese potrebbe anche censire le serre dismesse, ce ne sono molte nel levante, per destinarle alla coltivazione di ortaggi, e chiedere alla Regione che tante zone rurali, poste nella “Zona A”, siano inserite tra le zone agricole svantaggiate, che hanno diritto ai finanziamenti.
Secondo Francesco De Domenico, della Rete di imprese “Genova torna in villa”, «L’agricoltura non è un settore imprenditoriale: è cura della terra, trarre frutti dalla terra. La Liguria non è terra di agricoltura industriale, ma di grande cultura e tradizione contadina, di agricoltura d’eccellenza ». Per illustrare la tipicità della regione, cita la vacca Cabagnina, varietà ligure di piccole dimensioni, che produce ogni giorno solo 10 litri di un latte molto migliore di quello ordinario, di qualità eccezionale. «Se ci fossero più pascoli per la Cabagnina ci sarebbe già una soluzione parziale per il dissesto idrogeologico».
Per promuovere l’agricoltura ci vuole una visione d’insieme del territorio e bisogna prevedere deroghe a determinate norme: ci sono infatti conflitti tra i regolamenti Asl e le norme urbanistiche.
In generale «siamo condizionati da norme che favoriscono l’agricoltura industriale», mentre «oggi l’agricoltura contadina dà ottime garanzie».
Per Guido Grillo (Pdl) «la riscoperta delle potenzialità dell’agricoltura è per Genova un’opportunità importante».
Antonio Bruno (Fds) invita a sostenere iniziative di questo genere, per la loro crescente importanza per l’occupazione e per lo sviluppo dell’economia, e anche per l’emergenza abitativa, «anche se è un’emergenza un po’ strana, con decine di migliaia di case sfitte in città».
Per Cristina Lodi (Pd) è prioritario estendere il discorso alla Città metropolitana.
Paolo Putti (M5s) propone che, al termine degli incontri necessari, la commissione produca un documento che impegni la giunta a intervenire in un settore che, a prescindere dall’aspetto economico, ha una grande rilevanza.
Gian Piero Pastorino (Fds): con iniziative come questa «si guarda al futuro in un momento di crisi economica». Con un ruolo attivo del Comune, di ascolto, supporto, stimolo alla Regione, si può favorire la creazione di consorzi e cooperative. Mettendo insieme 7 ettari di uliveti a Sant’Ilario è possibile ottenere finanziamenti e anche, magari, un marchio Dop. Con i finanziamenti si può dare occupazione a molte persone, anche per esempio per la pulizia dei versanti, contrastando il dissesto idrogeologico.
Nella replica, Piazza ribadisce l’impegno della giunta, per le competenze del Comune, su tutti i temi sviluppati nell’incontro, compreso quello, sul quale interesserà l’assessore alle scuole Pino Boero, del sistema di punteggio per le mense.