OGGI IN SALA ROSSA - CASE POPOLARI: RISTRUTTURAZIONE E ASSEGNAZIONE
Oggi le commissioni consiliari III Bilancio e VII Welfare affrontano il tema della gestione e riqualificazione degli edifici e appartamenti sfitti del patrimonio pubblico a Genova. Nell’introduzione Emanuela Fracassi, assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa, fa il punto sugli interventi eseguiti, su quelli in corso e su quelli in progettazione.
Secondo i dati aggiornati al 6 novembre scorso, su un totale di 1.226 alloggi sfitti da recuperare, di cui 837 di proprietà comunale e 389 in convenzione con privati, 710 interventi sono già stati attuati, 171 sono in corso, 30 si stanno progettando e 315 sono in programma. 1.211 alloggi, tutti di proprietà del Comune,  richiedono interventi di riqualificazione energetica. Si sta lavorando su 162 di questi, mentre i restanti interventi sono programmati e in attesa di progetto. Il totale degli alloggi interessati da questi lavori è 2463, di cui 2.048 di proprietà comunale e 389 in convenzione.
Paolo Gallo, di Arte, riferisce all’aula sui principali problemi che l’azienda incontra nella sua gestione: «solo il 10% degli alloggi che si sfittano (mediamente uno al giorno) è in buone condizioni e può essere riaffittato subito. Questo crea un problema di disponibilità e di redditività. Sarebbe necessario un apposito fondo, per poter intervenire più rapidamente, insieme a un provvedimento legislativo che sveltisca le pratiche».Quanto al fenomeno delle occupazioni abusive, «a Genova è su base individuale, non è legato a gruppi organizzati».
Rispondendo alle domande dei commissari, Fracassi, lo stesso Gallo e Giovanni Spanu, anche lui di Arte, illustrano più  nel dettaglio gli interventi eseguiti nell’edilizia pubblica e i problemi e le prospettive del settore.
Sulle ristrutturazioni, Spanu lamenta che le risorse per questa tipologia di intervento «sono gravemente insufficienti: i fondi sono ancora quelli attribuiti vent’anni fa, mentre il valore degli immobili, da allora, è raddoppiato. Per una corretta gestione, che comprenda i necessari lavori straordinari e, a rotazione, le ristrutturazioni, servirebbero 15-20 milioni all’anno. Invece, per mancanza di fondi, tanti appartamenti restano sfitti a lungo in attesa dei lavori. E di questi locali bisogna murare anche gli ingressi, perché non vengano occupati. Oltre a non essere disponibili per la loro funzione abitativa, gli appartamenti diventano più costosi per l’azienda.
Molti interventi di ristrutturazione sembrano troppo cari, addirittura superiori al valore di mercato degli immobili. In risposta ad Antonio Bruno (Fds) e Paolo Putti (M5s) che pongono il problema, Fracassi chiarisce che «spesso le cifre stabilite derivano da come sono concepiti i bandi. Per esempio, per 70 appartamenti in via Brocchi era possibile ottenere un finanziamento fino a 50 mila euro per ogni alloggio. Mettendo in preventivo quella cifra, abbiamo ottenuto di finanziare una ristrutturazione dell’intero stabile, un intervento straordinario che altrimenti non si potrebbe fare. Esempi analoghi sono quello di Torre di Sant’Eusebio, che restituisce spazi abitativi alla Valbisagno recuperando una torre medievale, e quello di via Ariosto a Certosa». Sempre rispondendo a Putti, Fracassi mette in chiaro che il costo della gestione di Arte è coperto dai proventi delle locazioni. A Stefano Balleari (Pdl), che chiede quali controlli si effettuino sulle condizioni socioeconomiche degli inquilini anche dopo l’assegnazione dell’alloggio, per controllare che non ci sia la perdita del diritto, l’assessore risponde che «gli inquilini presentano l’Isee ogni anno. Con il nuovo Isee, che prevede maggiori controlli, abbiamo per la prima volta avuto un calo delle domande».
La morosità è in aumento, comunica Gallo, «con una crescita significativa dal 2007 in poi. Nel 2011 è stata introdotta una modifica delle modalità di rateizzazione (fino a 5 anni), in collaborazione stretta con i servizi sociali. Circa il 15% degli assegnatari, cioè circa 1.500 famiglie, è irregolare nei pagamenti. Si pone sempre più il problema di distinguere la morosità colpevole da quella incolpevole. È necessaria una collaborazione stretta con il servizio sociale».

data: 
23/11/2015
Ultimo aggiornamento: 23/11/2015
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